Oltre il PIL: Lo sviluppo sostenibile
Questa settimana prenderemo in cosiderazione l’indice di sviluppo sostenibile (feemsi) elaborato dalla fondazione eni Enrico Mattei e presentato il 10 dicembre 2009 (tutti i dati si possono trovare sul sito
www.feemsi.org). Questo indice è composto da una serie (25 in tutto) di indicatori economici, sociali e ambientali. Tra gli indicatori economici troviamo il PIL pro capite, la spesa per consumi e l’investimento nella ricerca e lo sviluppo rispetto al PIL totale del Paese. Tra gli indicatori sociali abbiamo invece, fra gli altri: la spesa pubblica nell’istruzione; la spesa pubblica e privata nella salute, nelle pensioni e programmi assicurativi; l’incremento demografico e il consumo energetico pro capite. Sotto la voce ambiente abbiamo diversi indicatori che valutano la quantità di emissioni di CO2 per unità di energia consumata, l’emissione di gas serra pro capite, l’uso di energie rinnovabili e la protezione della biodiversità animale e vegetale.
Questo indice presenta una situazione niente affatto rosea per l’Italia. Difatti l’Italia si colloca 15° nel ranking mondiale in “buona” compagnia di Russia (16°) e degli USA (14°), non esattamente due Nazioni esemplari per il loro impegno nel settore sociale e ambientale. Le altre “grandi” europee si trovano immancabilmente davanti a noi: Germania 10°, Francia 7°, Regno Unito 5° e Svezia 1°. Guardando indietro troviamo invece la Spagna al 18° posto, magra consolazione.
Se andiamo a analizzare singolarmente le tre componenti (economica, sociale ed ambientale) dell’indice vediamo che l’elemento trainante per l’Italia è sicuramente il sociale. Con una scala che va da 0 a 1 l’Italia, nella componente sociale, raggiunge un punteggio di 0,63, piazzandosi al 8° posto assoluto. Premiano le politiche previdenziali portate avanti dallo Stato Italiano, che, seppure perfezionabili, sono molto avanzate rispetto a tanti altri Paesi europei e non. Anche la componente economica è in linea con il ranking generale stilato da FEEM: con il valore di 0,46 l’Italia si posiziona al 14° posto. Dato invece preoccupante è la nostra imbarazzante arretratezza sul piano ambientale. Con un punteggio di 0,42 l’Italia si posiziona 26° nel ranking mondiale. Certamente la componente ambientale è la nota dolente di molti Paesi industrializzati. Tuttavia la nostra situazione nazionale è particolarmente precaria.
Si delinea dunque un urgenza ben precisa: quella di intervenire sul piano ambientale con nuove idee e progetti. L’appello non può essere solo limitato allo Stato Italiano. Anche iniziative profit e del terzo settore posso contribuire significativamente per un futuro più ecosostenibile e perciò più sicuro.
15 dicembre 2009
Redazione Tiscali
