Sclerosi multipla: la terapia di Zamboni arriva negli Stati Uniti
E' di qualche settimana fa la notizia riportata nella sezione salute del New York Times. I ricercatori dell'Università di Buffalo sono in procinto di lanciare la prima sperimentazione clinica del Nord America per testare il trattamento elaborato dal prof Zamboni, una terapia sperimentale progettata per bloccare i sintomi della sclerosi multipla attraverso uno studio effettuato sulal correlazione tra CCSVI e sclerosi multipla. L'insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) è una patologia emodinamica in cui le vene cervicali e toraciche rimuovono poco efficacemente il sangue dal sistema nervoso centrale (SNC) presumibilmente a causa di stenosi, inspessimenti anomali delle pareti venose, malformazione delle valvole delle vene giugulari e azygos.
Questa patologia dell'apparato circolatorio è stata descritta dal professor Paolo Zamboni dell'Università di Ferrara individuando una strettissima correlazione tra la CCSVI e la sclerosi multipla (SM). In uno studio pilota condotto in collaborazione con il dottor Fabrizio Salvi, neurologo del Centro il BeNe dell'Opedale Bellaria di Bologna si è potuto dimostrare come tutti i pazienti affetti da sclerosi multipla testati possedessero dei problemi venosi.
La terapia proposta dal prof Zamboni ha superato i confini nazionali per l'avvio di un importante sperimentazione oltre oceano. Dieci pazienti sono già stati selezionati per ricevere il trattamento; saranno poi seguiti per 30 giorni per misurare gli effetti collaterali e i possibili rischi della procedura. Lo studio sarà condotto dal Dott. Adnan Siddiqui e da suoi colleghi presso il Dipartimento di Neurochirurgia dell’Università di Buffalo.
Verranno messe alla prova sia la sicurezza e l’efficacia della terapia endovascolare sui sintomi e sulla progressione della malattia.
I ricercatori monitoreranno quella che è l’innovativa idea lanciata da Zamboni: si esaminerà se dilatando le vene del collo bloccato in pazienti con SM utilizzando rimedi angioplastici i blocchi migliorino i sintomi della sclerosi multipla.
Uno dei capisaldi della teoria ferrarese è proprio legato alla CCSVI (insufficienza cronica venosa cerebrospinale), ovvero la parziale occlusione delle vene che portano sangue al cervello che contribuirebbe all’insorgenza o al peggioramento della malattia, e alla sua risoluzione chirurgica relativamente semplice. Un piccolo intervento a fronte del miglioramento di una malattia degenerativa così invalidante.
A seconda dei risultati ottenuti, i ricercatori poi intraprenderanno la fase 2, in cui altri 20 pazienti con SM a sottoporsi o angioplastica o di un “angioplastica farsa” (cioè un catetere viene inserito, ma non ci sarà inflazione del palloncino).
Se i risultati suggeriranno che la procedura è sicura ed efficace, lo studio verrà applicato ad un numero maggiore di pazienti.
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30 giugno 2010
