Diritti umani, l'Onu: "Abbandonare il sistema dei Cie"

ROMA – “Centri di internamento del tutto inadatti a garantire una permanenza dignitosa agli immigrati”. Così vengono definiti i Cie nel Rapporto di monitoraggio sullo stato di attuazione delle Raccomandazioni del consiglio Onu per i diritti umani a cura del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, composto da 86 ong e associazioni della società civile italiana (vedi lancio precedente). Il Rapporto suggerisce quindi di abbandonare l’attuale sistema e prevederne uno più rispettoso dei diritti umani.
“In alcune visite realizzate nel 2011-2012 presso i Centri di Identificazione ed Espulsione di Roma, Bologna e Torino – si legge nel rapporto - è stata constatata una palese inadeguatezza di tali strutture nel tutelare la dignità e i diritti fondamentali dei migranti trattenuti. Alla luce delle informazioni raccolte, le degradanti condizioni di detenzione e la tensione all’interno dei centri sembrano essersi ulteriormente aggravate in seguito al prolungamento dei tempi massimi di trattenimento a 18 mesi. Il fatto che i Cie siano una realtà del tutto separata dal territorio che li ospita, con limitate possibilità di monitoraggio da parte di organizzazioni indipendenti e di esponenti della società civile, accresce ulteriormente i timori circa un’inadeguata tutela dei diritti fondamentali dei migranti detenuti. Del resto, l’isolamento dei trattenuti rispetto alla possibilità di mantenere un contatto con il mondo esterno è apparso tra gli elementi di disagio più rilevanti nel Cie di Roma (il più grande d’Italia), dove la libertà di colloquio con persone provenienti dall’esterno non è garantita. Oltre a un notevole degrado di alloggi e servizi igienici e la quasi totale assenza di spazi e attività ricreative, nel Cie romano si sono riscontrati ostacoli rilevanti nell’accesso alle cure specialistiche e agli approfondimenti diagnostici.
È facile intuire che un sistema concepito per fornire assistenza sanitaria a persone trattenute per un periodo relativamente breve di tempo (30 giorni) si riveli del tutto inadeguato quando questi tempi vengono abnormemente prolungati. Il Rapporto ribadisce quindi la necessità di sottrarre i Cie alla condizione di extraterritorialità sanitaria e di ricondurre la titolarità e l’organizzazione dell’assistenza sanitaria nei centri al Servizio sanitario nazionale attraverso le Asl di riferimento in modo da tutelare adeguatamente il diritto alla salute dei trattenuti.

Circa l’80% delle persone internate nel Cie di Roma provengono dal carcere o sono vittime di tratta. Per quanto riguarda gli ex-detenuti, è evidente che si sarebbe potuto e dovuto provvedere alla loro identificazione durante il periodo di espiazione della pena. Mentre il trattenimento nel Cie di donne potenziali vittime di tratta appare del tutto improprio, in quanto tale struttura non è il luogo adeguato per avviare gli opportuni percorsi di assistenza e protezione sociale a favore di persone particolarmente vulnerabili.
Le conclusioni dell'indagine condotta sul Cie di Ponte Galeria possono essere estese al sistema dei Cie in generale come indicano le analisi più significative realizzate da attori indipendenti e istituzionali. Si ritiene che le criticità ripetutamente rilevate nel corso degli anni sulla natura e il funzionamento dei Cpta/Cie abbiano una tale rilevanza e pervasività da rendere indispensabili e urgenti sia l’abbandono dell’attuale sistema di detenzione amministrativa, sia l’adozione contestuale di strategie di gestione dell’immigrazione irregolare più razionali, articolate e rispettose dei diritti fondamentali della persona.
 
27 giugno 2012
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