Visita e conosci le iniziative del WFP
Gebre Michael Giday è volato sino a Rio, alla Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile per ricevere l’Equador Prize Award. E’ un premio alla sostenibilità delle iniziative locali in questo summit delle Nazioni Unite che guarda al “futuro che vogliamo” .
Gebre Michael Giday ha fatto un lungo viaggio per arrivare su quel podio che lo ha premiato. E’ partito dal Nord dell’Etiopia, da quella porzione della regione del Tigrai, chiamata Abresha Atsebeha, dove guida con piglio sicuro la comunità che lì vive, impegnata nel progetto Meret.
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Meret in aramaico vuol dire terra ma per molti, in Etiopia, vuol dire irrigazione, lotta all’erosione del suolo, un’agricoltura sottratta ai capricci del clima. Vuol dire, soprattutto, una via d’uscita dall’insicurezza alimentare. Sono 93, nella sola regione del Tigrai, i siti interessati al programma Meret, acronimo per Managing Environmental Resources to Enable Transition. Ma molti altri distretti e regioni sono coinvolti in questo progetto a cui partecipano oltre 130.000 persone in tutto il paese.
A marzo ho incontrato Gebre Michael Giday, nella sua terra. La sua voce si sentiva da lontano e tutti, al lavoro nei campi, la riconoscevano. In un avvallamento del terreno, un gruppo di donne e di uomini lavorava alla messa in sicurezza di un piccolo invaso d’acqua all’interno del programma di “Cibo in cambio di lavoro “ gestito dal WFP nell’ambito di Meret.
Gebre è l’anima di Meret sin dal suo avvio, anni fa. La sua gente lo chiama “Father of Fire” per il suo modo veloce di muoversi, per il suo sguardo saettante, attento a ogni particolare, quasi che le ampie valli verdeggianti fossero la sua casa da mostrare orgoglioso. E in qualche modo casa e terra si mescolano in questo luogo di acqua e vegetazione che contrasta con il paesaggio arido che si intravede in lontananza.
Nella sua casa, sotto una tettoria, “Father of Fire” solleva un pesante coperchio e mi indica il pozzo che garantisce l’acqua alla famiglia. “Questo pozzo è il mio conto in banca”, dice con lo stesso sorriso con cui ha accompagnato la stretta di mano a chi, a Rio, gli ha consegnato l’Equador Prize Award.