Zouley ha 20 anni e vive nel sud del Niger. Quando ha partorito due gemelline, il loro destino sembrava segnato. Zouley era malnutrita, e lo erano anche le due gemelline, Hassana e Ousseina, che pesavano solo 1,3 chili ciascuna. Le due neonate, piccolissime, sembravano destinate a non farcela.
Quattro settimane più tardi, Zouley aveva già un aspetto migliore e più colorito. Le gemelline dormivano accanto a lei, su un letto d’ospedale per bambini malnutriti. Grazie al latte integrato con elementi nutritivi, pesavano il doppio. Ce l’avevano fatta , almeno a superare quel primo, difficile, momento.
I medici sono ottimisti e pensano che la famiglia potrà lasciare l’ospedale presto. A una condizione, Zouley dovrà continuare a ricevere lenticchie, frumento integrale e altri elementi nutrienti per rimettersi completamente e continuare ad allattare le gemelline. Funzionerà? Il destino di Zouley, Hassana e Ousseina sarà deciso nelle prossime settimane, insieme a quello di milioni di persone in Niger e in Africa occidentale, colpiti da una terribile siccità.
Sono milioni le persone che affrontano la terza siccità in meno di dieci anni, nella regione saheliana dell’Africa occidentale e, di queste, circa 9,6 milioni avranno presto bisogno dell’assistenza del Programma Alimentare Mondiale (WFP), in Niger, Mali, Ciad, Burkina Faso, Mauritania, Senegal, Camerun e Gambia.
Sono appena tornato dal Niger, dove ho potuto constatare di persona cosa questo significhi per persone come Zouley e le sue gemelline. Sono tornato però anche con una domanda urgente: il mondo ha imparato la lezione, dopo quello che è successo l’anno scorso nel Corno d’Africa? Riusciremo, nel futuro, ad evitare che le crisi si trasformino in catastrofi?
Ci sono alcune differenze tra la situazione in Corno d’Africa dell’anno scorso, e quella attuale in Africa occidentale. Ma ci sono anche molte similitudini. Ancora una volta, i “sistemi di pre-allerta” internazionali hanno funzionato. L’allarme è stato lanciato mesi fa. A causa della siccità dello scorso anno, in Africa occidentale, i raccolti sono diminuti con percentuali a due cifre: in Niger, del 25 per cento, in Ciad di oltre il 33 per cento e di circa il 50 per cento in Mauritania. Ancora una volta, gli agricoltori vivono condizioni terribili e mancano ancora quattro mesi al prossimo raccolto.
“In genere, con il raccolto di grano, riusciamo a campare per un anno. Stavolta, invece, le scorte sono terminate molto prima, e sono settimane che non facciamo un pasto completo”, dice Garba Moussa, padre di otto figli, in Niger.
Proprio come è successo in Corno d’Africa l’anno scorso, il costo del cibo sta diventando proibitivo. In Niger, i prezzi del miglio, del sorgo e del granturco sono aumentati del 20 per cento. E, proprio come nel Corno d’Africa, il numero di bambini malnutriti ha raggiunto livelli allarmanti. In Ciad, un bambino su dieci è gravemente malnutrito; in Niger, la proporzione è di uno su cinque. In Burkina Faso, il WFP prevede di fornire cibo fortificato a 250.000 bambini al di sotto dei 2 anni. Come se non bastasse, il conflitto, questa volta in Mali, peggiora la situazione. Sono 200.000 le persone sfollate nelle ultime settimane in Mali.
Eppure, c’è una differenza cruciale, stavolta, rispetto alle crisi precedenti: la comunità internazionale ha risposto in tempo. E le prime donazioni sono arrivate già all’inizio dello scorso autunno. Il WFP ha potuto, così, fornire sostegno urgente, sino ad oggi, a 2 milioni di persone, con cibo nutriente dato a madri e bambini e programmi rivolti agli agricoltori per sostenerli nella ripresa affinchè non abbandonino la campagna per la città, non esauriscano le sementi o siano costretti a vendere il bestiame, privandosi, forse per sempre, di tutto ciò che posseggono.
Con gli innovativi programmi di “Contante in cambio di lavoro” e di “Cibo in cambio di lavoro”, il WFP e i suoi partner, come CARE e World Vision, stanno assistendo centinaia di migliaia di persone bisognose. Si tratta di una nuova forma di assistenza alimentare, che unisce l’assistenza d’emergenza nel breve periodo a programmi che rafforzano le capacità di ripresa e mettono i beneficiari nelle condizioni di fare fronte con più efficacia alle siccità e alle crisi future.
Saha Garba è una delle beneficiarie di questi programmi. E’ vedova e madre di dodici figli. Vive nella provincia meridionale di Maradi, in Niger. La sua storia è esemplare. “Volevo lasciare tutto e andarmene con i miei figli in Nigeria. A chiedere l’elemosina. Non avevo altra scelta”. Ma, grazie all’aiuto dei primi donatori, Saha Garba è potuta rimanere a lavorare la terra che possiede preparandola per la stagione delle piogge. Riceve un compenso di 2 euro al giorno, per il suo lavoro nell’ambito del progetto “Contante in cambio di lavoro”, e in questo modo può acquistare il cibo sufficiente per tutta la famiglia, fino al prossimo raccolto.
Saha Garba è una degli oltre 600.000 beneficiari, che, nel solo Niger, hanno la possibilità di investire nel proprio futuro lavorando alla costruzione, per esempio, di strade e bacini per la raccolta d’acqua o alla semina, creando cioè le condizioni per fare fronte, da soli e con i propri mezzi, alle prossime siccità.
Tuttavia, storie positive come questa rischiano di essere vanificate. In questi giorni comincia la “stagione del non raccolto” in Africa occidentale, cioè la stagione in cui le scorte sono terminate e il nuovo raccolto non è ancora cominciato. Il WFP prevede di fornire assistenza a 9,6 milioni di persone in questi mesi che precedono il raccolto, previsto ad ottobre. Si tratta di quattro volte il numero di persone che assistiamo oggi. Ma i fondi a disposizione del WFP, e delle agenzie umanitarie partner, non bastano a coprire un aumento così grande dell’operazione.
Quindi, se si vuole evitare un ulteriore deterioramento della crisi in Africa occidentale, dobbiamo fornire assistenza ora. Ritardare anche di poco, significa che, di nuovo, milioni di persone saranno in pericolo e miliardi di dollari saranno spesi, inutilmente. Un dollaro speso in tempo può fare tantissimo per proteggere un bambino dalla malnutrizione. La terapia per una bambino malnutrito costa almeno 40 dollari. Se non si agisce ora, in Africa occidentale, il prezzo da pagare sarà più alto, per tutti. Ma il più alto, in assoluto, sarà pagato dai poveri, come Zouley e le sue gemelline.
Ralf Suedhoff, Direttore dell’ufficio WFP, Germania
14 giugno 2012