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Nel mondo siamo 7 miliardi. Più speranza di vita, meno mortalità infantile

ROMA – Le proiezioni lo annunciavano: è stato il 31 ottobre il giorno in cui la popolazione mondiale è arrivata a quota 7 miliardi. E così, certamente, è stato. Un traguardo contrassegnato da grandi successi, passi indietro e paradossi. Su questo è incentrato il rapporto “Lo stato della popolazione nel mondo 2011. Il mondo a 7 miliardi: le persone, le opportunità” dell’Unfpa, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, per la versione italiana curato da Aidos e presentato ufficialmente proprio nei giorni in cui si prevedeva la nascita del 7miliardesimo essere umano. Il rapporto ha esplorato in particolare i trend demografici di 9 paesi significativi, raccogliendone un profilo “che va a comporre un collage delle diverse esperienze, aspirazioni e priorità degli esseri umani che abitano il nostro mondo di 7 miliardi”: sono Cina, Egitto, Etiopia, Finlandia, India, Messico, Mozambico, Nigeria e Repubblica ex jugoslava di Macedonia. Ognuno di questi paesi legge nelle proprie specifiche tendenze demografiche – urbanizzazione, maggiori aspettative di vita e popolazioni in età produttiva in rapida espansione – non soltanto grandi sfide,ma anche enormi opportunità per trasformare il momento presente in benefici per il futuro.
Quanti, dove. Nel 2011 il 60 % della popolazione mondiale vive in Asia (circa 4,2 miliardi di persone) e il 15 % in Africa. Ma la popolazione africana sta crescendo a un ritmo di circa il 2,3 % all’anno, un tasso più che doppio rispetto all’Asia (1 %). Gli abitanti di tutte le altre macro-regioni prese insieme (Americhe, Europa e Oceania) assommano a 1,7 miliardi nel 2011.
Successi. C’è molto da festeggiare nelle tendenze demografiche degli ultimi 60 anni – spiegano i curatori del rapporto -, soprattutto l’aumento della speranza di vita balzata dai 48 anni dei primi anni Cinquanta del Novecento a circa 68 nella prima decade del nuovo secolo. La mortalità infantile è scesa dai circa 133 decessi ogni 1000 nascite degli anni Cinquanta a 46 su mille nel periodo 2005-2010. Le campagne di vaccinazione hanno ridotto la diffusione delle malattie infantili in tutto il mondo. Insomma, le dimensioni record della popolazione si possono considerare, da molti punti di vista, un successo dell’umanità.
Disuguaglianze. Ma non tutti traggono benefici da questi risultati o condividono la migliore qualità della vita che essi comportano o dovrebbero comportare. Grandi disparità continuano a esistere tra un paese e l’altro, ma anche all’interno dello stesso stato: tra uomini e donne, e tra ragazzi e ragazze, ci sono ancora disparità di diritti e di opportunità. “Tracciare oggi un cammino verso lo sviluppo – si legge nel rapporto - tale da promuovere l’uguaglianza, anziché esacerbare o rinsaldare le disuguaglianze, è più importante che mai”.
In relazione. Conversando con le persone che vivono e lavorano in questi 9 paesi presi a riferimento nel rapporto, si scopre subito – mettono in evidenza i curatori – che “nessun problema legato alla popolazione può essere studiato senza metterlo in relazione con gli altri”. La vita delle persone anziane, per esempio, è universalmente legata alle tendenze che riguardano i giovani. In molti paesi industrializzati e in via di sviluppo i giovani in cerca di lavoro migrano dalle zone rurali verso le città o verso altri stati per andare incontro a migliori prospettive di occupazione, spesso lasciandosi alle spalle i membri più anziani della famiglia, a volte privi del supporto di cui hanno bisogno per tirare avanti. D’altra parte, in alcuni dei paesi più ricchi un minor numero di persone giovani si traduce in incertezza su chi si prenderà cura degli anziani negli anni a venire e pagherà per i benefici sociali di cui godono. 

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12 gennaio 2012
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