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Cie, "situazione inaccettabile, peggio delle carceri"

ROMA – “La situazione dei Cie è inaccettabile. Per certi aspetti sono in una situazione peggiore delle carceri”. È quanto ha affermato Pietro Marcenaro, presidente della Commissione diritti umani del Senato a margine della presentazione del rapporto stilato dalla Commissione sullo stato dei diritti umani negli istituti penitenziari e nei centri di accoglienza. “Il tempo di permanenza nei Centri di identificazione e di espulsione è aumentato e 18 mesi sono una parte importante della vita di una persona – ha spiegato Marcenaro -. Non sono una cosa trascurabile anche perché sono mesi vuoti, con una promiscuità veramente pericolosa. Ci sono dei ragazzini che non hanno fatto niente se non arrivare qui per cercare di migliorare la propria vita, messi nella stessa stanza con persone che escono dal carcere con pene gravi per reati di vario tipo”. Una situazione che rischia di peggiorare ulteriormente con l’arrivo dell’estate e il riprendere degli sbarchi. “L’anno scorso sono morte più di 1.500 persone in mare – ha affermato Marcenaro -. È inaccettabile girare la testa dall’altra parte e non guardare, quando invece servirebbe un tavolo per vedere cosa si può fare”.
I Centri di identificazione e di espulsione, tuttavia, restano ancora dei luoghi inaccessibili ai giornalisti che vogliono raccontare le condizioni di vita all’interno delle strutture. Nonostante il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, abbia annullato la circolare che vietava il loro ingresso alle strutture, gli ostacoli non mancano. “Una parte del lavoro della Commissione diritti umani si intreccia con la campagna “LasciateCIEntrare” che abbiamo lanciato con l’Ordine dei giornalisti e con molte associazioni impegnate sui temi dei diritti dei migranti – ha spiegato Roberto Natale, presidente della Fnsi -. Una campagna voluta per contrastare la circolare che nell'aprile 2011 l’allora ministro Maroni aveva fatto per impedire ai giornalisti l’accesso ai Cie e ai Cara, i Centri di accoglienza per richiedenti asilo”. Una battaglia vinta, per il momento, ma solo sulla carta. “A dicembre il nuovo ministro dell’Interno ha superato la circolare Maroni, ma nonostante sia stato ripristinato l’accesso, ancora troppi colleghi si sono sentiti rifiutare la richiesta di poter visitare le strutture a causa di lavori in corso o altri ostacoli. Il principio è stato ripristinato, ma nella pratica ci sono ancora troppi ostacoli a un concreto esercizio del nostro diritto-dovere di raccontare quello che avviene dentro i Cie e dentro i Cara”.
Dati e numeri. Secondo “Dati di fatti”, la Guida all’informazione sociale di Redattore Sociale nel 2010 sono transitati nei Cie 7.039 immigrati, con una permanenza media di 51 giorni. Il ministero dell'Interno distingue in tre tipologie le strutture che accolgono e assistono gli immigrati irregolari presenti nel territorio italiano: i Centri di accoglienza (Cda); i Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e i Centri di identificazione ed espulsione (Cie). I Centri di accoglienza servono al primo soccorso dei migranti intercettati alle frontiere marittime italiane e alla loro accoglienza limitatamente al tempo necessario per stabilire l’identità e la legittimità della permanenza sul territorio o per disporne l'allontanamento e il successivo trasferimento nei Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) o nei Centri di identificazione e espulsione (Cie). Le strutture operative (dati ministero dell'Interno al settembre 2011) sono: Agrigento, Lampedusa 381 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza); Cagliari, Elmas 220 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza); Caltanissetta, Contrada Pian del Lago 360 posti (Cda); Lecce, Otranto (Centro di primissima accoglienza); Ragusa Pozzallo (Centro di primo soccorso e accoglienza), 172 posti.

Istituiti dalla legge Turco-Napolitano nel 1998, i Centri di identificazione ed espulsione (che fino al 2008 si chiamavano Cpt, Centri di permanenza temporanea) sono destinati al trattenimento degli immigrati privi di permesso di soggiorno per il periodo necessario a identificarli e a organizzare il rimpatrio. Si propongono di evitare la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e di consentire la materiale esecuzione, da parte delle forze dell’ordine, dei provvedimenti di espulsione emessi nei confronti degli irregolari. Il limite massimo previsto per la detenzione nei Cie è passato da 2 a 6 mesi con l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza (legge 94/2009) l’8 agosto 2009 e da 6 a 18 mesi con il decreto-Legge n. 89 del 23 giugno 2011, convertito in legge n. 129/2011.

Il numero dei Cie operativi è 11. La capienza indicata può essere soggetta a variazioni in relazione ad eventuali lavori di manutenzione. Queste le strutture: Bari-Palese, area aeroportuale 196 posti; Bologna, Caserma Chiarini 95 posti; Brindisi, Loc. Restinco 83 posti; Catanzaro, Lamezia Terme 80 posti; Gorizia, Gradisca d’Isonzo 248 posti; Milano, Via Corelli 132 posti; Modena, Località Sant’Anna 60 posti; Roma, Ponte Galeria 360 posti; Torino, Corso Brunelleschi 180 posti; Trapani, Serraino Vulpitta 43 posti; Trapani, loc. Milo 204 posti.

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16 aprile 2012
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