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Famiglie con disabili e "povertà energetica": fino a 3 mila euro per l'elettricità

ROMA - Una spesa media annua di 1.152 euro, di cui 230 legati ai consumi “sanitari”. A tanto ammonta la bolletta energetica di una famiglia costretta a utilizzare apparecchiature elettromedicali. Quasi il doppio di quella di una famiglia tipo. A volte tali spese arrivano anche a 3.000 euro. Lo dice l’indagine pilota sull’impatto economico della spesa energetica sul reddito di famiglie con persone disabili, realizzata da Cittadinanzattiva, grazie alla rete CnAMC -Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici e con il sostegno di Acquirente unico. Lo studio si concentra sulla “fuel povertà”, la povertà energetica che “ rappresenta un fenomeno recente ma in continua crescita, anche a causa dell’incremento dei costi dell'energia per le utenze domestiche e dell'attuale grave crisi economica: si stima che tra i 50 e i 125 milioni di cittadini europei siano ai margini della fuel poverty o quanto meno a rischio di esserne colpiti” si legge. Il concetto di fuel poverty è stato definito chiaramente solo nel Regno Unito: “Una famiglia si trova in una condizione di fuel poverty quando spende più del 10% del proprio reddito disponibile per i propri bisogni di energia, comprendendovi l’utilizzo degli elettrodomestici, e per dotare la propria abitazione di un sufficiente livello di comfort e di salubrità”. Ciò nonostante, spiega Cittadinanzattiva, tale condizione di disagio è facilmente riscontrabile in una famiglia che presenta una o più di queste situazioni: bassi redditi, scarso livello di comfort termico nell’abitazione; presenza di disabili, malati cronici e pazienti con patologie invalidanti.
“Le famiglie, che hanno optato per il mercato libero nel 27% dei casi, presentano in casa almeno tre apparecchiature mediche nel 31% dei casi, e nel 16% usufruiscono di una potenza istallata superiore ai 4KW – si legge nel rapporto - . Tenendo conto che la spesa media annua di una famiglia tipo in Italia è di 515 euro per l’energia elettrica, tali famiglie spendono in più 637 euro. Di questi, solo una minima parte sono coperti dal bonus sociale elettricità (155 euro), mentre ben 482 rimangono completamente a carico delle famiglie. E per la scarsa informazione, il 16% degli aventi diritto non accede a tale bonus”. Questa bolletta energetica di oltre 1.150 euro secondo il segretario generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso, “va a sommarsi a una serie di costi privati che molte persone invalide e con patologia cronica sono costrette a sostenere, dalla badante ai farmaci non rimborsati, a presidi e ausili non garantiti dal Ssn e altro, per un totale di oltre 16mila euro annui. Per tutta risposta, il fondo per l’autosufficienza è stato azzerato, i bonus sociali elettricità sono di importo ridicolo né vengono adeguati o estesi per le apparecchiature non salvavita ma ugualmente necessarie per la qualità di vita. Si stima che circa 300.000 persone sono attualmente escluse da questa forma di sostegno. Chiediamo alle forze politiche e alla stessa Autorità di settore di intervenire quanto prima a tutela di questi gruppi vulnerabili di popolazione”.

Lo studio è stato presentato a Roma nell’ambito del convegno “Energia e cronicità: La solidarietà sociale per l’abbattimento della fuel poverty” al quale hanno partecipato, tra gli altri, esponenti di Aeeg, ministero della Salute, ministero del Welfare, componenti delle Commissioni Affari sociali della Camera dei deputati e Igiene e sanità del Senato, della Fish-Federazione Italiana per il superamento dell’handicap. L’indagine è stata condotta su un campione accidentale di 115 soggetti, appartenenti a cinque associazioni di pazienti che collaborano con il CnAMC: Aisla, Aism, Parent Project Onlus, Uildm, Associazione Italiana Pazienti Bpco. Lo studio ha circoscritto il fenomeno della fuel poverty ai nuclei familiari che presentono al loro interno persone afflitte da patologie croniche invalidanti: distrofia muscolare (42,5% del campione), sclerosi multipla (30%), Bpco (17,5%), Sla (10%).

Il rapporto ricorda che la normativa attuale distingue di fatto tra dispositivi di serie A e di serie B. I primi (i dispositivi “salva-vita”) danno diritto al bonus, e sono quelle apparecchiature a funzionamento elettrico necessarie per il mantenimento in vita del paziente. In pratica, sono apparecchiature di supporto alle funzioni cardio-respiratoria, renale, alimentare e per le attività di somministrazione. Tra le apparecchiature che invece non danno diritto al bonus, rientrano i mezzi di trasporto ed ausili per il sollevamento (es. ascensori, montascale, carrozzine elettriche) e i dispositivi per la prevenzione e la terapia di piaghe da decubito. “Le carenze del SSN comportano per la persona con patologia cronica, e per il suo nucleo familiare, l’assunzione di notevoli costi privati, soprattutto per il supporto assistenziale (badante), la spesa farmaceutica, l’assistenza psicologica, l’assistenza protesica, le prestazioni di diagnostica e di specialistica – ricorda lo studio -. A queste, vanno aggiunte, in molti casi, le suddette spese per le apparecchiature elettromedicali”. Tra queste, quelle maggiormente frequenti nelle case dei pazienti intervistati sono: ventilatore polmonare (58%), carrozzina elettrica (42%), sollevatore mobile (30%), aspiratore (20%), ascensore/montascale (19%), apparecchiatura per pressione positiva continua (12%), materasso antidecubito (9%), nutri pompa (5%), umidificatore elettrico (4%), concentratore di ossigeno (2%), monitor per controllo notturno (2%).

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09 luglio 2012
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