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De Pellegrin portabandiera: dall'incidente sul lavoro alla gloria paralimpica

ROMA – Nonostante i suoi 49 anni e uno stop forzato durato mesi, la Paralimpiade di Londra 2012 per Oscar De Pellegrin è già da ricordare: fino a qualche tempo fa la sua partecipazione era in forse, ora non solo è certo di partire, ma è stato anche scelto come portabandiera azzurro alla cerimonia di apertura. Il riconoscimento per un'intera carriera. Per lui, arciere nato a Belluno e una vita passata a gareggiare nel tiro a segno e nel tiro con l'arco, Londra 2012 rappresenterà la sesta esperienza ai Giochi Paralimpici: per prepararsi adeguatamente, è tornato da appena tre mesi ad allenarsi dopo un intervento chirurgico alla spalla che lo aveva costretto a fermarsi a lungo. Per quelli come lui, un problema alla spalla non è mai una passeggiata e il suo poi è stato un caso davvero serio: "La lesione muscolare era quasi totale, ne ho sofferto un'intera stagione, poi ho deciso per l'operazione. Mi hanno letteralmente staccato il muscolo per poi riattaccarlo, altrimenti sarei potuto incappare in un nuovo infortunio. Davvero non potevamo rischiare. Ho fatto tutto per Londra: cinque settimane di fermo e poi una ripresa graduale durata mesi".
La sua carriera paralimpica è vecchia di vent'anni, con un bronzo subito conquistato all'esordio, nella carabina ad aria compressa a 10 metri, a Barcellona '92: una medaglia arrivata otto anni dopo quell'infortunio sul lavoro che ha rappresentato una svolta alla sua vita. Poco più che ventenne, nel 1984 De Pellegrin diventa paraplegico dopo essersi ritrovato sotto un trattore nell'azienda agricola di famiglia. Anni difficili, nei quali fondamentale è stato l'aiuto delle "persone giuste" e della propria famiglia. Un amico lo convince a provare con lo sport e nasce un vero campione: il bronzo di Barcellona alle prime Paralimpiadi viene bissato quattro anni più tardi da un altro terzo posto, nella carabina 50 metri, ad Atlanta '96. A quel punto De Pellegrin decide di cambiare, lascia il tiro a segno e si avvicina all'arco, affascinato dall'idea che quella sia "l'unica disciplina dove non c'è distinzione tra atleti disabili e normodotati". E' la scelta giusta, a giudicare dai risultati: a Sydney, nel 2000, arriva l'oro paralimpico a squadre, arricchito da un altro bronzo nell'individuale. Partecipa anche ad Atene 2004, tornando a casa - per la prima e unica volta - a mani asciutte: si deve accontentare del quarto posto, la cosiddetta "medaglia di legno". Prima di ritrovare, ed è già Pechino 2008, un altro bronzo a squadre.
Durante tutta la carriera c'è il sostegno dell'Inail (De Pellegrin, come detto, è un infortunato sul lavoro): "Da parte dell'intero Istituto si è trattato di un grande appoggio e di un grande supporto", dice. Ma le gioie non sono solo sportive, ma anche familiari: un matrimonio, con quella che era la fidanzata già ai tempi dell'incidente, che dura da ormai 25 anni e che è stato arricchito anche dall'adozione di un bambino dalla Romania, oggi quasi tredicenne. "Sono veramente felice", confessa candidamente De Pellegrin ripensando a ciò che è stato e a ciò che è. Tante medaglie dunque - oltre a quelle citate, ci sono una sessantina di titoli italiani e numerosi riconoscimenti ai campionati europei e mondiali - e per il futuro, sul versante sportivo, l'obiettivo è uno solo: Londra. "In situazioni come queste - dice - mi carico e riesco ad ottenere il massimo da me stesso. E' una mia caratteristica: se sono durato tanto, è anche perché riesco a mettermi la tensione alle spalle, per poi magari crollare al termine dell'evento. Ma, soprattutto, riesco ancora a divertirmi: è questo il vero segreto della mia longevità sportiva".
 
07 agosto 2012
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