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Paralimpiadi, in gara con il bello dell'hi-tech: "Tecnologia d'avanguardia"
BOLOGNA – Protesi da bagno, fibre di carbonio, sedie in alluminio o in titanio. Ad ognuno il suo ausilio, ed ecco che cosa è successo in questo campo negli ultimi anni negli sport più importanti. Nel nuoto, gli atleti hanno speciali “protesi da bagno” che si riempiono di acqua per evitare di galleggiare e che, quando si esce dalla piscina, si svuotano grazie a forellini laterali. Nelle specialità dell’atletica le fibre di carbonio, kevlar o le leghe di titanio hanno permesso di costruire protesi elastiche, resistenti e pronte a ricevere le forti sollecitazioni di salti e corse.
Dalla vasca alla pista di atletica con chi “corre” su una sedia a ruote. In questo campo, non ci sono state grandi evoluzioni tecnologiche negli ultimi quattro anni, a parte i guanti di spinta. A raccontarlo è Francesca Porcellato, una delle più note atlete italiane e portabandiera della Nazionale delle Paralimpiadi di Pechino. Dall’anno scorso, Porcellato ha lasciato la Nazionale per dedicarsi allo sci di fondo e non è tra gli atleti in partenza per Londra, ma nella sua carriera sportiva ha partecipato a sei edizioni dei Giochi paralimpici estivi e a un’edizione invernale, collezionando dieci medaglie, di cui due d’oro. Ha corso 96 maratone e ne ha vinte 73 (tra cui quella di New York nel 2001). Fino a quattro anni fa i guanti indossati dagli atleti per spingere le ruote erano fabbricati in pelle, imbottiti e rinforzati su pollice e indice. “Quelli di termoplastica sono personalizzati in base al tipo di spinta dell’atleta – spiega Porcellato – e da quando si usano sono stati fatti molti record del mondo perché questo materiale garantisce meno dispersione di forza e di energia”. Le sedie a ruote, invece, sono sempre le stesse. All’inizio venivano utilizzate sedie a ruote con quattro ruote (due piccole davanti e due grandi dietro), ma già da diversi anni hanno solo tre ruote, con la circonferenza maggiore davanti. “Si è provato a cambiare i materiali, ad esempio sostituendo l’alluminio con il carbonio, ma ci si è resi conto che non ne valeva la pena – continua l’atleta – perché ci si è resi conto che è difficile ridurre ulteriormente il peso del telaio”. Per mantenere la rigidità del telaio, infatti, era necessario utilizzare una maggiore quantità di carbonio e di conseguenza si finiva per aumentare anche il peso della sedia a ruote stessa.
“Anche le sedie a ruote usate nel basket sono le stesse di quattro anni fa – racconta Stefano Rossetti, ex nazionale e ora giocatore e allenatore del Santa Lucia Roma, una squadra che milita in serie b – ma negli ultimi anni c’è stata una grande ricerca sui materiali per renderle più leggere senza perdere in resistenza o aumentare le vibrazioni”. Se nel 2004 si utilizzava solo l’alluminio, negli anni successivi alcune case produttrici hanno cominciato a introdurre le leghe di titanio: un materiale che garantisce maggiore resistenza, è più leggero ma ha più vibrazioni. “Oggi c’è una casa produttrice che si serve dell’alluminio utilizzato in aeronautica – continua –. Ha meno vibrazioni del titanio ma costa di più”. Le sedie a ruote più economiche hanno prezzi che si aggirano intorno ai 3.700 euro mentre quelle più costose arrivano anche a 6mila euro (comprese le ruote).
Nel ciclismo in corsa verso Londra è Vittorio Podestà che dopo aver vinto la medaglia d’argento nella categoria H2 di handbike alle Paralimpiadi di Pechino, spera di tornare sul podio. Sulla sua handbike è montato un Gps che gli permette di registrare le velocità raggiunte, monitorare le prestazioni e misurare la potenza applicata alle pedivelle. I dati vengono poi scaricati su un computer come accade per la telemetria delle vetture di Formula 1. Una tecnologia che permette ad atleti e allenatori di calibrare gli allenamenti e vedere i miglioramenti. C’è anche chi si è sottoposto a ore di test nella galleria del vento per individuare i componenti più aerodinamici e guadagnare in pista preziosi millesimi di secondo. Lo ha fatto Fabrizio Macchi, ciclista bi-campione del mondo. All’Istituto Politecnico di Milano, Macchi ha testato body, ruote e biciclette, mentre la galleria riproduceva condizioni il più possibile simili a quelle di una vera gara. Il compito di analizzare e studiare i dati è toccato a Stefano Maldifassi, direttore tecnico del Centro ricerche della Fisi (Federazione italiana sport invernali). I risultati si vedranno a Londra, dove Fabrizio correrà la sua quarta Paralimpiade.
07 agosto 2012
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